Caporalato alla Camera. Gli interventi di FLAI-CGIL, FAI-CISL, UILA-UIL, UGL e FNA CONFSAL

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“Bisogna dare una nuova definizione di caporalato, le cui cause sono da ricercare nell’attuale mercato, nella redditività e nella grande distribuzione. Il caporale è solo uno dei problemi, perché dietro di lui c’è sempre un imprenditore che ne trae beneficio”. Così Roberto Iovino (Flai-Cgil) in audizione presso le Commissioni riunite Lavoro e Agricoltura, in merito all’indagine conoscitiva sul fenomeno del caporalato in agricoltura.

“La legge 199 funziona bene ed ha evitato il rischio, paventato da alcuni, di criminalizzare la classe imprenditoriale. La legge funziona bene perché si colpiscono le organizzazioni criminali, però vi è una certa lentezza istituzionale sugli articoli 8 e 9. Dobbiamo far sì, ha dichiarato Iovino, che la rete del lavoro agricolo di qualità sia immediatamente operativa, perché è un lavoro che guarda alla prevenzione, evitando così che il caporale offra servizi che lo stato ancora non eroga.

La costituzione delle sezioni territoriali è fondamentale per offrire servizi a quegli imprenditori che vogliono agire nella legalità e si deve provvedere ad attivare degli elementi di tutela per quei lavoratori che denunciano lo sfruttamento. Chiediamo quindi, ha concluso Iovino, che gli articoli 8 e 9 siano immediatamente operativi, più risorse per i servizi ispettivo, banche dati integrate e rinnovare il protocollo sperimentale”.

“La legge 199 rappresenta un ottimo strumento e sta funzionando bene, ma dobbiamo rafforzarla con delle integrazioni e valorizzando le esperienze positive” ha sostenuto Onofrio Rota (Fai-Cisl). Un milione di lavoratori interessa il settore, di cui 2/3 sono stagionali e 1/3 fissi, e di questo milione i dati ci dicono che tra i 300.000 e i 400.000 sono i lavoratori che vivono nell’illegalità. Per quanto riguarda i voucher, in agricoltura sono uno strumento dannoso che lasciano mano libera ad usi impropri. C’è infine bisogno di definire le cooperative che si spacciano per agricole e che in realtà non lo sono”.

“Vi è un buon funzionamento della legge 199 per quanto riguarda il fronte repressivo, ma serve fare di più su alcuni aspetti, come sugli strumenti di reinserimento sociale di chi denuncia, sul maggiore coordinamento da parte di chi vigila e sull’investimento di risorse umane” ha dichiarato Stefano Mantegazza (Uila-Uil). “Esistono più di 23.000 cooperative senza terra e che sottoscrivono appalti non in regola. Bisogna allora mettere sotto controllo queste false cooperative e già solo con regole amministrative possiamo metterle fuori gioco, a partire dal trasmettere all’INPS i contratti di appalto. Per quanto riguarda i voucher, ha proseguito Mantegazza, rischiano d’essere un salvacondotto per gli sfruttatori. Gli articoli 8 e 9 della legge funzionano male ed è stato sbagliato affidare la cabina di regia all’INPS. Le sezioni territoriali sono il centro attorno cui costruire l’incontro tra domanda e offerta”.

“C’è la necessità di conciliare la manodopera, si deve allora fare di più sui centri dell’impiego per favorire il processo. In passato le forme repressive hanno creato più problemi a chi veniva sfruttato che ai caporali, ma se repressione e premialità andranno slegati non avremo nessuna risposta efficace” ha così dichiarato Paolo Mattei (Ugl agroalimentare).

“Si tratta di un problema sociale vasto che interessa tutto il paese e che distorce i mercati, la legge non basta” sostiene Rosario Giuseppe Meli (Fna Confsal). “I contratti di riallineamento permetterebbero a tanti di uscire dalla zona grigia e dall’illegalità. Lo stato deve far sentire la sua presenza ed è importante che ci sia la presenza dei corpi intermedi sul territorio. I caporali eliminano la dimensione umana del lavoratore, è allora fondamentale il coinvolgimento di chi è sfruttato per debellare la piaga, ma è necessario anche assicurare strumenti di sostegno post denuncia” ha concluso Meli.

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