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Le ragioni dello sfruttamento del lavoro in agricoltura

In Italia e in Europa il numero dei individui che lavorano in agricoltura e i cui diritti sono negati è drammaticamente alto.

L’analisi numerica del sistema lavorativo agricolo italiano ed europeo ha mostrato un’elevata diffusione del lavoro irregolare. Le motivazioni sono molteplici, e possono essere raggruppare in cause endogene e cause esogene. Le prime (stagionalità indeterminata, attività all’aperto e frammentata, contesto culturale/scolarizzazione, frammentazione aziendale, alta incidenza della manodopera e privatizzazione dei centri di collocamento) sono legate direttamente alle condizioni di operatività delle aziende nel contesto locale, mentre quelle esogene (crisi economica, competizione internazionale, e mancata modernizzazione) dipendono dalla congiuntura sistemica internazionale.

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Stagionalità indeterminata

Il lavoro agricolo è caratterizzato da una domanda di lavoro tipicamente stagionale con un calendario variabile in funzione dell’andamento climatico, in quanto segue il ciclo produttivo delle colture in atto. Pertanto il conduttore necessita di un elevato numero di lavoratori per periodi limitati e determinabili solo approssimativamente.

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Attività all’aperto e frammentata

La presenza di un luogo di lavoro all’aperto, spesso suddiviso in diversi corpi aziendali, favorisce il lavoro irregolare in quanto è sicuramente più semplice occultare la presenza di lavoratori irregolari in campagna piuttosto che all’interno di un fabbricato.

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Contesto culturale e di scolarizzazione

il settore agricolo si contraddistingue per una età medio-alta dei conduttori aziendali ed un livello di scolarizzazione tendenzialmente basso. Secondo il censimento Istat del 2010, il 71% dei capi azienda si è fermato alla licenza media, ed il 72% (Tab. 13) ha una età superiore ai 50 anni (Tab. 14). Un contesto del genere, poco propenso al cambiamento e ancorato a logiche oramai superate, favorisce il lavoro irregolare. Inoltre, occorre sottolineare come il conduttore sviluppi oltre il 50% delle giornate lavorative. In sostanza c’è la presenza di un conduttore che in primo luogo lavora secondo ritmi tipicamente agricoli - dall’alba al tramonto - e tenderà a pretendere lo stesso dalla manodopera che assume;

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Frammentazione aziendale

Le aziende agricole italiane sono tipicamente a conduzione familiare e di piccole dimensioni. In questo contesto è più facile ricorrere a rapporti informali di lavoro che si uniformano ai rapporti con i familiari che svolgono attività occasionali, peraltro difficili da controllare a causa del numero elevato di aziende;

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Alta incidenza della manodopera

Le colture ortofrutticole, ad esempio, presentano un costo della manodopera che incide fra il 40-60% del costo di produzione totale. Pertanto l’imprenditore agricolo tenderà a minimizzare questi costi, anche in previsione di un’incertezza del reddito per effetto dell’andamento climatico e di quello di mercato.

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Crisi economica

Il settore agricolo, ortofrutticolo in particolare, è stato costellato negli ultimi anni da frequenti crisi di mercato, che hanno determinato un’elevata aleatorietà nei prezzi, costringendo diversi produttori ad abbassare in ogni modo i costi di produzione.

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Competizione internazionale

La globalizzazione, se da un lato ha creato nuove opportunità commerciali per gli operatori, dall’altro ha posto in competizioni Paesi con costi della manodopera estremamente differenziati. In queste circostante i produttori con i costi della manodopera più alta, per restare competitivi sul mercato punteranno sul lavoro irregolare

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Privatizzazione centri di collocamento

Lo smantellamento del collocamento pubblico in Italia, dato in mano ad agenzie private, ha favorito l’insorgere di intermediari che soddisfino l’esigenza di un elevato quantitativo di manodopera in determinati picchi stagionali richiesta dall’agricoltore e, questo, ha favorito anche un’intermediazione illecita.

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Mancata evoluzione tecnologica

L’evoluzione tecnologica all’interno del settore ha ripercussioni dirette sul lavoro agricolo. Se da un lato, espelle forza lavoro in quanto la stessa mansione svolta da diversi operai è compiuta da un macchinario, dall’altro lato, favorisce l’introduzione di manodopera professionale assunta in regola per l’utilizzo dei nuovi sistemi di lavorazione. È emblematico il caso del pomodoro da industria. Nel distretto del Nord Italia, le macchine agevolatrici della raccolta hanno preso il sopravvento sulla raccolta manuale in quanto costituiscono un risparmio per l’azienda in termini di costo del lavoro. Viceversa, nell’areale foggiano, la raccolta meccanica è scarsamente utilizzata in quanto c’è un’alta disponibilità di manodopera non specializzata a basso costo, agevolata peraltro dalla criminalità locale. È chiaro ed evidente come un aggiornamento tecnico delle aziende foggiane, potrà in futuro ridurre notevolmente l’incidenza del lavoro nero.

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